Cenni storici e radici della tradizione
Barisardo, Barì in sardo, è un comune dell’Ogliastra, in provincia di Nuoro, ai piedi dei monti che digradano verso il Mar Tirreno. L’originario toponimo medievale era Bary o Barì, di probabile origine protosarda o preromana, forse legato a una radice indicante una zona bassa o paludosa; nel 1862, con il Regio Decreto n. 825 firmato da Vittorio Emanuele II, fu aggiunto l’appellativo «Sardo» per evitare confusioni post-unitarie con la città di Bari in Puglia, anche se gli abitanti continuano a chiamarlo semplicemente Barì. Il territorio, compreso tra il Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu e la riviera ogliastrina, unisce entroterra montano e costa rocciosa.
Abito femminile
L’abito da sposa è la versione più elaborata. Sul capo si indossa lo sciallu, uno scialle marrone in tibet di forma quadrata con lunghe frange di seta lavorate a macramè applicate ai bordi, indossato piegato a triangolo e fermato con un’agulla, una spilla in filigrana d’oro. La camisa è bianca in cotone, con il petto interamente lavorato a filet — sul quale si appuntano i gioielli — e polsini rifiniti da ricami e pizzo lavorato a filet o ad uncinetto; per dare risalto ai ricami, sotto si indossa una maglia in lana rosa lunga al ginocchio. Il gippone è un giacchino in seta damascata giallo oro con motivi di foglie di vite o grappoli d’uva — detto purdoni de s’agina — molto sagomato, con ampia scollatura e bordato con passamaneria grigio perla, chiuso in vita con gancetti; le maniche svasate con piccolo spacco al polso lasciano fuoriuscire i polsini ricamati della camicia. Sotto si porta la sottogonna bianca in cotone con ricami. La fardetta, la gonna, è in seta damascata giallo oro interamente plissettata ad eccezione del pannello frontale; l’antaleni, il grembiule, è nero in pizzo, lungo quanto la gonna. Completano l’abito le migias, calze bianche in cotone, e le scarpinus, scarpe nere in pelle.
L’abito da vedova, in seta, era destinato alle donne più abbienti. Tutti gli elementi sono in nero — scialle, giacchino, gonna e grembiule — ad eccezione della camicia bianca; i bottoni in filigrana d’oro completano l’insieme.
Abito maschile
L’abito maschile festivo. Sul capo si porta la berritta, una berretta nera in panno di forma tubolare con bordi arrotondati, lunga circa sessanta centimetri, indossata ripiegata su sé stessa. La camisa è bianca in cotone, con ricami a motivo floreale su colletto e polsini; al colletto si fermano i buttonis, bottoni in filigrana d’oro. Il corpettu è un corpetto in panno rosso con la parte posteriore in panno nero, ampia scollatura e chiusura a doppio petto. Le bragas sono calzoni bianchi in tela, piuttosto ampi e lunghi a metà polpaccio, indossati infilati nelle gambalis, ghette nere in panno che coprono il polpaccio, terminano arrotondate e sono fermate di lato con lacci incrociati. Il ragas è un gonnellino nero in panno interamente pieghettato e bordato con fettuccia rossa; una sottile striscia di tessuto unisce la parte anteriore e posteriore passando sotto il cavallo dei pantaloni. Le sabattas sono scarpe nere in pelle.