Home  /  Paesi  /  Belvì

Abito Tradizionale di Belvì

Provincia di Nuoro — Barbagia di Belvì

Cenni storici e radici della tradizione

Belvì, Brebìe in sardo (nella variante locale Brebì), è un comune della Barbagia di Belvì, in provincia di Nuoro. Sorge a 660 metri di quota tra i boschi di noccioli, noci e castagni che ricoprono i versanti del Gennargentu, la catena montuosa che tocca la sua vetta massima con Punta La Marmora a 1.834 metri. L’etimologia del toponimo è incerta e si pensa a origini preromane: il nome compare nei documenti medievali già dal 1388, quando l’abitato — già parte del Giudicato d’Arborea — passò sotto il dominio aragonese, rimanendo in regime feudale fino al 1839. Il paese conserva testimonianze preistoriche nelle domus de janas del territorio ed è attraversato dalla storica linea ferroviaria del Trenino Verde. Il centro storico è dominato dalla chiesa di Sant’Agostino, patrono del paese, affiancata dalle chiese di San Sebastiano e Santa Margherita.

Abito femminile

L’abito da sposa, estire de isposa, si distingue per la ricchezza dei tessuti e la vivacità dei colori. Il capo è coperto dal muccadore a trubante, un fazzoletto quadrato in lana marrone indossato piegato a triangolo per raccogliere i capelli e annodato dietro la nuca; su di esso poggia il velu ‘e tullu, un velo quadrato in tulle bianco finemente ricamato a mano che, incrociando i lembi sotto il mento, avvolge il viso e il collo. Il cappucciu, un manto in panno rosso bordato da una fascia di raso nero con la parte posteriore tondeggiante e quella superiore sagomata a cappuccio, copre il capo e l’intero busto fino al bacino.

Al busto, la camisa — camicia bianca in cotone pieghettata sul davanti con ricami a intaglio su petto e polsini, chiusa al collo da due bottoni in filigrana d’oro uniti da un nastrino rosso — è sormontata dal cosso, corpetto bianco in broccato a fiorami policromi bordato con fettuccia arancio in cotone operato, unito da nastro giallo oro sul retro e allacciato davanti con un nastro celeste incrociato, su cui si appuntano due o più catene d’argento, is catenazzas. Il cippone, giacchino in velluto rosso bordato con taffetà blu e trine e nastri policromi fittamente pieghettati a biccu ‘e prama, ha maniche con due ampie aperture — dall’ascella al gomito e dal gomito al polso — dalle quali fuoriesce la camicia; terminano a punta e si chiudono poco sopra il polso con una fascia a motivi floreali. Privo di abbottonatura, poteva essere serrato da una o più catene in argento.

La gonna, sautzu, è in orbace rosso vinaccia a forma di sacco, rifinita con una balza in taffettà azzurro e nastro di seta fittamente pieghettato a biccu ‘e prama. Il grembiule, jinta, in velluto rosso vinaccia, lungo e stretto con l’orlo inferiore arrotondato, è bordato da una fascia in seta operata a motivi floreali, sa fetta froria, e allacciato dietro la schiena con una catena in argento, gancios de prata.

L’abito giornaliero, estire de ognia die, era più sobrio: fazzoletto marrone in lana, camicia bianca in cotone, corpetto blu in broccato bordato con cotone giallo operato, gonna rosso vinaccia in orbace e grembiule nero in cotone stampato. Il lutto si articolava in due varianti: il mezzo lutto, estire attanau, privo di ricami e trine e indossato senza gioielli, con manto e grembiule interamente neri e bordature in taffetà viola; l’abito da vedova, estire de fiuda, rigorosamente nero in ogni elemento ad eccezione della camicia bianca.

Abito maschile

L’abito da sposo e da festa si caratterizza per i colori del blu e del nero. La berritta, berretta nera in panno di forma tubolare con bordi arrotondati e lunga circa sessanta centimetri, si indossa lasciandola ricadere dietro il capo. La camisa, camicia bianca in cotone pieghettata sul petto, è chiusa al collo da due bottoni in filigrana d’oro uniti da un nastrino rosso. Il cosso, corpetto blu in velluto rifinito con ricami in filo di cotone giallo e abbottonatura centrale, porta ai lati due file di bottoni in argento unite da catenelle, is giunchillos, ed è foderato di panno rosso. Il cippone, giacchino blu in velluto decorato con ricami in filo di cotone giallo e con una piccola apertura interna all’altezza del gomito, è anch’esso foderato in panno rosso e privo di abbottonatura.

I caltzones, calzoni bianchi in cotone lunghi a metà polpaccio, si indossano infilati nelle ghette. La caldacula, gonnellino in orbace nero bordato con nastro viola e lungo a metà coscia, è collegata anteriormente alla parte posteriore da una sottile striscia di tessuto che passa sotto il cavallo. Le caltzas, ghette in orbace nero bordate con velluto nero in alto e nastro viola in basso, coprono il polpaccio, terminano arrotondate nascondendo parte della scarpa e sono fermate sotto il ginocchio con un laccio.

Tessuti principali

Orbace, Velluto, Broccato, Cotone, Tulle

Occasione

Abito festivo

Eventi

  • 27–30 agosto
    Sant'Agostino Scopri
  • 17–18 ottobre
    Autunno in Barbagia a Belvì Scopri