Cenni storici e radici della tradizione
Gergei, Gerxèi in sardo, è un comune del Sarcidano, in provincia di Cagliari, a 374 metri di altitudine. Il territorio, abitato sin dalla preistoria, conserva i resti di un villaggio nuragico e tombe di età romana. Nel Medioevo appartenne al Giudicato di Cagliari, passando poi a quello di Arborea; con la conquista aragonese fu infeudato alla potente famiglia Carroz, per entrare successivamente nel marchesato di Mandas, elevato a ducato nel 1603. Il toponimo Gerxèi, di probabile origine prelatina, potrebbe derivare da garga — termine che indica una gola di montagna o una conca tra rocce — oppure dal gentilizio latino Gergenius, legato a un antico proprietario o a una villa romana della zona. Il patrono è San Vito, la cui festa si celebra il 15 giugno.
Abito femminile
Sul capo si porta il muccadori (fazzoletto), marrone in seta operata di forma quadrata, indossato piegato a triangolo con i lembi sciolti. Sopra viene drappeggiato lo sciallu (scialle), marrone in lana, quadrato e ricamato a motivi floreali policromi con frange lavorate a macramè sui bordi, anch’esso piegato a triangolo e fermato al fazzoletto con uno spillo.
La camisa (camicia) è bianca in cotone, pieghettata sul davanti e con ricami su colletto, petto e polsini; due bottoni in filigrana d’oro la chiudono al collo. Il cossu (corpetto) è blu in broccato a fiorami policromi, bordato con fettuccia verde in cotone e arricchito da passamaneria nera, allacciato sul davanti con un nastrino incrociato in velluto nero. Il gipponi (giacchino) è nero e viola in misto seta, sagomato e pieghettato sul davanti, con maniche strette e arricciate che si allargano a palloncino all’altezza del gomito; nastri in velluto nero rifiniscono la scollatura e i polsini, chiusi da tre bottoni.
La gunnedda (gonna) è rossa e blu in cotone, interamente plissettata ad eccezione del pannello frontale coperto dal grembiule, bordata con fettuccia verde e arricchita da una balza dello stesso tessuto cucita con le righe in orizzontale. Il deventali (grembiule) è nero in seta operata, con ricami policromi a motivo floreale lungo il bordo.
Abito maschile
La berritta (berretta) è nera in panno, di forma tubolare con bordi arrotondati e lunga circa un metro; si indossa lasciata ricadere su un lato e fermata da un fazzoletto bianco in cotone che cinge la fronte e si annoda dietro il capo. La camisa (camicia) è bianca in cotone, di fattura estremamente semplice, chiusa al collo con due bottoni in filigrana d’argento. Il cropettu (gilè) è nero in orbace, con abbottonatura centrale e cinturino nella parte posteriore.
I cratzonis (calzoni) sono bianchi in lino, lunghi a metà polpaccio, e si indossano infilati nelle ghette. Il cratzonis de arroda (gonnellino) è nero in orbace, bordato con velluto nero e lungo a metà coscia; una sottile striscia di tessuto, l’arredranca, ne unisce la parte anteriore e quella posteriore passando sotto il cavallo dei pantaloni. Le cratzas (ghette) sono nere in panno, con risvolto superiore e bordate con velluto nella parte inferiore; coprono il polpaccio, terminano arrotondate nascondendo parte delle scarpe e sono fermate sotto il ginocchio con un laccio.
Tessuti principali
Cotone, Seta, Lana, Broccato, Orbace, Lino, Velluto
Occasione
Abito giornaliero
Eventi a Gergei
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12–15 giugno
San Vito Martire Vai →