Cenni storici e radici della tradizione
Mamoiada, Mamujáda in sardo (nella grafia ufficiale Mamoiáda), è un comune della Barbagia di Ollolai, in provincia di Nuoro. L’origine del toponimo è incerta e oggetto di diverse ipotesi: secondo l’interpretazione geologica/latina, deriverebbe dal sardo logudorese marmurada, legato al latino marmor (marmo), in riferimento alle particolari formazioni rocciose del territorio. Un’altra ipotesi, di carattere idronimico, collega il nome all’antico toponimo Mamujone o a una sorgente locale, la fonte Su ’Antaru Vetzu. Una terza interpretazione, di matrice storico-militare, lo avvicina al termine manubiata, che indicava una stazione o mansio romana sorvegliata. Le prime attestazioni scritte risalgono al XIV secolo (1342), con varianti come Marmorata, Marmoiada e Mamoyada. Il paese è celebre in tutto il mondo per i Mamuthones e gli Issohadores, le maschere carnevalesche tra le più evocative d’Europa.
Abito femminile
Il copricapo è su muncadore, un ampio fazzoletto — «bene avvolto attorno al viso», come descrivono le anziane — realizzato in tibet, seta o lino grezzo tessuto al telaio. La variante più diffusa era sa tivazola, fissata con uno spillino d'oro (sa 'uza): nera (nighedda) per le vedove, color zafferano (groga o 'e taffaranu) per il mezzo lutto, bianca sporco (de gala) per l'uso quotidiano e le occasioni festive. Le ragazze indossavano spesso anche su camusu, una cuffia in broccato, seta o stoffa, oggi caduta in disuso ma periodicamente ripristinata.
Sa 'amisa, la camicia, è in cotone bianco finissimo, talvolta leggermente azzurrata con l'asulette. Il petto viene plissetato e inamidato prima di essere indossato; i ricami sulla scollatura e sul petto — detti dominu, trapadillu, puntu pranu — sono tra i più elaborati della tradizione sarda.
Il corpetto su curittu è aderente e scollato: in panno rosso per le vassalle, marrone scuro e orlato per le dame (dette su zippone). Sul retro un cordoncino intrecciato, ai polsi finte asole colorate (sos traos). Sul petto si sovrappone su cosso, un bustino frontale a doppia punta triangolare, leggermente imbottito, decorato a pittura o a ricamo.
Su goresi, la gonna di orbace, è lunga e plissetata (assaità): marrone scuro per le dame, marrone, rosso scuro o nera per le vassalle, e sempre nera per le vedove. La balza inferiore (su vrunnimentu), in seta o broccato, e le aperture laterali (mas'ulas) presentano decori coordinati. Sa 'inta, il grembiule, è in stoffa, seta o broccato, ricamato, dipinto o intagliato secondo i gusti.
I gioielli (s'oraria) sono pochi ma preziosi: i bottoni d'oro per la camicia (sos buttones de oro) — piccoli per le nubili, grandi per le sposate, lisci per le anziane — il fermaglio d'oro (su vermalliu) o una catenina. L'anello nuziale più comune è su mattone, inciso con le iniziali della donna.
Nella variante festiva quotidiana — qui documentata al Redentore 2025 — su curittu appare in panno rosso brillante con sos traos alle maniche, su goresi in broccato viola con balza coordinata, su muncadore chiaro in tibet avvolto attorno al viso. Sul petto su cosso, il rosario e i buttones de oro completano il vestiario femminile.
Abito maschile
L'uomo porta sa berritta, il copricapo di panno nero diffuso in tutta la Sardegna, portato ripiegato o disteso sul capo. Sa 'amisa, la camicia in cotone con collo alla coreana e maniche molto ampie, si chiude con bottoni d'oro; i ricami, meno elaborati di quelli femminili, impiegano le stesse tecniche.
Su curittu maschile è un corpetto a doppio petto con ampio girocollo e maniche aperte, in panno rosso (o nero per i vedovi). Sas peddes, la giacca, è ricavata dalla concia della pelle di agnello nero. Su cartzone 'e goresi, il gonnellino di orbace nero leggermente plissetato, si chiude con un gancio.
La cintura si presenta in due varianti: su 'intorju, in cuoio lavorato con decori, e sa vrentera, versione più elaborata con porta-taschino, in uso nelle classi più agiate. Sotto il gonnellino, i calzoni di tela bianca (sos cartzones) arrivano sotto il ginocchio e sono coperti dalle ghette nere di orbace (sas cartzas). Per l'inverno si aggiungeva su cappotto de goresi, il cappotto di orbace nero con cappuccio.