Cenni storici e radici della tradizione
Marrubiu, Arrùbiu o Marrùbiu nella variante campidanese locale, è un comune del Campidano di Oristano, in provincia di Oristano, ai piedi del Monte Arci. L’origine del nome non è certa: secondo alcune ipotesi deriverebbe dal latino Mare Rubrum o Mare Rubio, oppure dal marrubio (Marrubium alysson), pianta officinale molto diffusa nella zona; la maggior parte degli studiosi lo ritiene però un termine di probabile origine prelatina. Il territorio fu frequentato fin dal Neolitico per l’ossidiana del Monte Arci, ospitò numerosi nuraghi e, in età romana, il Praetorium di Muru Is Bangius. Nel Medioevo sorse il villaggio di Zuradili, nel Giudicato di Arborea; dopo il 1420 passò al Marchesato di Oristano e dal 1478 fu feudo aragonese. Nel 1659 gli abitanti si trasferirono a valle, dando vita all’attuale Marrubiu. La patrona è la Madonna del Rimedio.
Abito femminile
L’abito femminile qui descritto è quello da sposa. Sul capo si porta il muncadori (fazzoletto), bianco in seta operata e di forma quadrata: si indossa piegato a triangolo, con i lembi incrociati sotto il mento e fermati all’interno all’altezza delle orecchie. Sopra si posa lo sciallu (scialle), marrone in tibet, di forma quadrata e arricchito da frange lavorate a macramè e impreziosite da fili di seta colorati; ricamato a mano a motivi floreali policromi, si indossa piegato a triangolo e fermato al fazzoletto con delle spille.
La camisa (camicia) è bianca in cotone, molto accollata, con applicazioni di pizzo sangallo su colletto, polsini e lungo l’abbottonatura; ricami in filo viola impreziosiscono ulteriormente il pizzo. Il pabas (corpetto) è bianco in broccato a fiorami policromi, di ridotte dimensioni, bordato con fettuccia di cotone azzurra e nastri di taffetà di seta rivestiti di perline nere; ha tre piccoli rosoni applicati nella parte posteriore ed è allacciato sul davanti con un cordoncino fucsia. Il gipponi (giacchino) è viola in seta operata, di ridotte dimensioni: il collo è bordato da un nastro nero in seta operata a fiorami policromi, la parte inferiore da una passamaneria di velluto nero con perline e nastri di seta; sul davanti sono applicate due nappine colorate.
La gunnedda (gonna) è a righe beige e bordeaux, in cotone e seta, interamente pieghettata a eccezione del pannello frontale coperto dal grembiule, con due balze in pizzo nero sbiadite dall’usura. Il panneddu (grembiule) è nero in velluto di seta, bordato con una passamaneria color bronzo e una nera in cotone a motivi dorati.
Abito maschile
L’abito maschile, festivo e giornaliero, si compone della berritta (berretta), nera in panno, di forma tubolare con bordi arrotondati e lunga circa sessanta centimetri, bordata con un nastro di velluto rosso e indossata ripiegata su un lato. La camisa (camicia) è bianca in cotone, con petto, colletto e polsini ricamati; bottoni in filigrana d’argento chiudono colletto e polsini. Il cropettu (corpetto) è nero in panno, bordato di velluto rosso e a doppio petto.
I cratzonis (calzoni) sono bianchi in cotone, lunghi a metà polpaccio, e si indossano infilati nelle ghette. Sopra si porta il cratzonis ’e arroda (gonnellino), nero in panno, plissettato e bordato di velluto rosso, lungo a metà coscia: una sottile striscia di tessuto ne unisce la parte anteriore e quella posteriore passando sotto il cavallo dei pantaloni. Le cratzas (ghette) sono nere in panno, con un risvolto superiore bordato di velluto rosso; coprono il polpaccio e terminano arrotondate nascondendo parte delle scarpe, fermate con un laccio sotto il ginocchio.
Tessuti principali
Seta, Tibet, Cotone, Broccato, Velluto, Panno
Occasione
Matrimonio (abito femminile da sposa); feste e vita quotidiana (abito maschile)
Eventi a Marrubiu
-
5–8 settembre
Madonna del Rimedio Vai →