Cenni storici e radici della tradizione
Oristano, Aristanis in sardo, è il capoluogo della provincia omonima e sede dell’antico Giudicato d’Arborea, l’ultimo regno indipendente della Sardegna, guidato nel XIV secolo da Eleonora d’Arborea, la grande legislatrice della Carta de Logu. Il nome della città ha radici discusse: potrebbe derivare da un antico proprietario terriero romano di nome Aristius, a cui fu aggiunto il suffisso -anus per indicare la sua villa o tenuta; altre letture richiamano il mito di Aristeo (villa Aristaeiana), esperto di agricoltura; oppure un accostamento medievale alla forma popolare di aureum stagnum (stagno d’oro), per la vicinanza agli stagni costieri.
Abito femminile
L’abito femminile di Oristano si articola in tre varianti principali. Il bestiri de sa festa (abito da gala) è la forma più elaborata: sul capo si porta il scuffiottu, ornato dal muccadori de antullu (fazzoletto da testa) in seta bianca e gialla. La camisa in lino o cotone bianco è arricchita da ricami e trine elaborate al petto e ai polsi; su questa si stringe s’imbustu, il bustino in broccato rosso con decorazioni floreali, di funzione strutturale ma di grande impatto decorativo. Il gipponi (giacchino), in panno rosso con bordature celesti, ha le maniche aperte all’estremità per far fuoriuscire la camicia, chiuse poi con nastri di raso celeste. La gunnedda (gonna) è nera, in velluto o panno pregiato, con una balza in broccato rosso e fili d’oro. Il panneddu de antullu (grembiule) in pizzo bianco, finemente lavorato, aggiunge leggerezza all’insieme. I bottinus in filigrana d’oro, gli orecchini pendenti e le collane di corallo rosso legate al collo con un nastro di raso nero completano l’abito.
Nel bestiri de sa sposa (abito da sposa) il copricapo si compone di tre muccadoris sovrapposti — uno rosso, uno bianco e uno nero — a simboleggiare gioia, purezza e dolore. Il bestiri de sa fiuda (abito da vedova) adotta invece tonalità scure e forme più sobrie, con il panneddu a lustrinus che sostituisce le trame preziose dell’abito da gala.
Abito maschile
Il bestiri de su sposu (abito da sposo) è sobrio ma imponente. Sul capo si porta la berritta (berretto) in panno rosso, ripiegata in avanti o di lato. La camisa di lino bianco con collo alto e ampie maniche si chiude ai polsi con bottoni in filigrana. Sulle spalle cade lo scialloppau, il corto mantello decorativo caratteristico di Oristano. Il gippone (giubbino), a doppiopetto in panno rosso con bordature blu o nere, è l’elemento cromaticamente più caratteristico. I mudandonis (ampi calzoni in lino bianco) sono sormontati dal cratzoni de arroda, il gonnellino circolare in panno nero bordato di rosso, indossato esternamente. Le cratzas (ghette) in panno nero completano la gamba, mentre il cintu (cinturone) in cuoio marrone ricamato stringe il tutto con funzione sia pratica che di distinzione sociale.