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Abito Tradizionale di Quartu Sant’Elena

Provincia di Cagliari — Campidano di Cagliari

Cenni storici e radici della tradizione

Quartu Sant’Elena, Cuartu Sant’Alèni (o Quattu Sant’Alèni) in sardo, è uno dei comuni più popolosi della Sardegna, situato nel Campidano di Cagliari e affacciato sul Golfo degli Angeli. Il nome “Quartu” deriva dall’antica posizione del centro al quarto miglio della strada romana che partiva da Cagliari; la specificazione “Sant’Elena” fu aggiunta soltanto nel 1826 per onorare la santa patrona della città.

Abito femminile

L’abito femminile è il pannus arrubius (“panno rosso” in campidanese), un abito da gala in velluto rosso di fine Ottocento–inizio Novecento, corredato da gioielli di metà Ottocento. Il copricapo è composto da due elementi sovrapposti: la cuffia, nera in seta a sacco, che raccoglie i capelli ed è fermata con un nastro annodato dietro la nuca, su cui si appunta su froccu, un nastro in velluto nero ricamato con canutiglia dorata e bordato con frange dorate sui lati corti; e il velo, bianco in tulle di cotone quadrato, ricamato a motivi floreali, piegato a triangolo e fermato al capo con una spilla a margherita, agulla ’e conca.

La camisa è bianca in cotone, con leggera pieghettatura sul petto, ricami sulle spalle (sa sprighitta) e pizzo applicato a colletto e polsini; piuttosto scollata, è lunga fino a metà polpaccio ed è composta da due parti, di cui quella inferiore, che funge da sottogonna, è in tela di cotone meno pregiata. Il cossu (corpetto) è bianco in broccato a fiorami policromi, bordato con nastro magenta in seta e arricchito con passamaneria dorata; la parte inferiore è in tela grezza di cotone, inserita all’interno della gonna; è chiuso sul davanti con tre nastri annodati a fiocco. Il muncadori de pittura (fazzoletto da petto) è giallo oro in seta operata a motivi floreali dorati, piegato a triangolo, con i lembi incrociati sul petto e fermati al corpetto. La velada (giacchino) è nera in velluto, sagomata e bordata con gallone dorato, con manica a tre quarti terminante con un risvolto, assiguredda, e priva di abbottonatura. Le manighittas (manicotti) sono in seta magenta, foderate in cotone azzurro, con polsini bordati in broccato verde a fiorami policromi e una piccola apertura che lascia fuoriuscire il pizzo della camicia.

La gunnedda (gonna) è bordeaux in velluto liscio, interamente pieghettata ad esclusione del pannello frontale, con una balza in broccato bianco a fiorami policromi bordata con canutiglia dorata. Il deventali (grembiule) è bordeaux in velluto, rivestito di broccato bianco a fiorami policromi e bordato con passamaneria dorata, di forma trapezoidale con pieghe centrali, lungo sopra al ginocchio. La tasca (busciacca) è verde in taffettà di seta, ricamata a motivi floreali policromi con filo di seta e canutiglia dorata, bordata con nastro magenta e canutiglia; si indossa sopra la gonna e sotto il grembiule. I mutandones sono bianchi in cotone, con bordo inferiore in pizzo. Le crapittas (scarpe) sono nere in pelle tipo décolleté, rivestite di broccato bianco, accompagnate da migias (calze) bianche in cotone lunghe al ginocchio.

Abito maschile

L’abito maschile festivo prevede la berritta nera in panno, di forma tubolare con bordi arrotondati, lunga circa sessanta centimetri, indossata ripiegata su sé stessa. La camisa è bianca in cotone, con colletto alto e ricamata a motivi floreali su petto, giromanica e polsini; il colletto è chiuso con due bottoni in lamina e filigrana d’oro. Il cropettu (gilet) è in velluto operato a fiorami su fondo marrone, con la parte posteriore in cotone marrone, colletto alto, bordato con raso marrone e chiuso con una fila centrale di bottoni in filigrana d’argento. Il sereniccu (cappotto corto) è nero in orbace, con inserti in velluto bordeaux, rifinito con passamaneria nera e fermato sul davanti da una catena in argento, gancera.

I mudandonis (calzoni) sono bianchi in cotone, lunghi a metà polpaccio, indossati infilati nelle ghette. L’arroda (gonnellino) è nera in panno, pieghettata e lunga a metà coscia, con una sottile striscia di tessuto che unisce parte anteriore e posteriore passando sotto il cavallo dei pantaloni. Le cratzas (ghette) sono nere in panno, con risvolto superiore e bordate con velluto nella parte inferiore, coprono il polpaccio e terminano arrotondate, fermate con un laccio sotto il ginocchio. La carrighera (cintura) è marrone in pelle, rivestita di velluto verde con inserto centrale in broccato.

Gioielli e Accessori

I gioielli femminili, risalenti alla metà dell’Ottocento, testimoniano l’altissima sapienza orafa locale. La lazzada (fascia) è dorata in damasco, ottenuta dall’unione di due nastri e foderata in cotone color oro, lunga circa tre metri, avvolta attorno alla vita come una cintura. Il muncadoreddu è un fazzoletto bianco in seta ricamato a motivi floreali policromi. Il lasu (pendente) è in lamina e filigrana d’oro con perle scaramazze, pietre dure e cameo, composto da tre elementi: su froccu (parte superiore), su dominu (parte centrale) e su cammeo (parte inferiore); si porta al collo con un nastrino di velluto nero. Le arreccadas (orecchini) sono in lamina e filigrana d’oro con perle scaramazze e pietre dure. La cannacca a pibionis (collana) è in lamina d’oro e granati. Completano il corredo il giunchigliu (catenina) in oro e anelli in oro.

Tessuti principali

Velluto, Broccato, Seta, Cotone, Panno, Orbace, Taffettà

Occasione

Feste religiose, sfilate folcloristiche

Eventi a Quartu Sant’Elena

  • 7–20 settembre
    Sant'Elena Imperatrice Vai →

I Balli Tradizionali di Quartu Sant’Elena

Campidanese

Danza simbolo del Campidano, eseguita in cerchio o in fila con i danzatori che si tengono per mano o sottobraccio. Il ritmo incalzante e i passi cadenzati, fitti e leggeri, richiedono grande sintonia tra i ballerini; a Quartu accompagna da sempre i momenti di festa della comunità, a cominciare dalla Sagra di Sant’Elena, quando gli abiti tradizionali sfilano per le vie della città.

Campidanese di Quartu Sant’Elena – anteprima video YouTube

Su Brinchidu

Il nome richiama il verbo sardo brincai, “saltare”, e descrive il passo saltellante che ne costituisce il tratto distintivo. È una variante vivace del ballo campidanese in cui le figure saltate si alternano a sequenze di ritmo più serrato: richiede agilità e resistenza ed è tra i momenti più coinvolgenti delle feste quartesi.

Su Brinchidu di Quartu Sant’Elena – anteprima video YouTube