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Abito Tradizionale di Sant’Antioco

Provincia del Sulcis Iglesiente — Sulcis

Cenni storici e radici della tradizione

Sant’Antioco, Santu Antiogu in sardo (anche Sant’Antiogu), è un comune del Sulcis, in provincia del Sulcis Iglesiente. Il nome deriva dal santo martire cristiano Antioco, medico di origine mauritana esiliato sull’isola sotto l’Impero Romano e lì sepolto; la città sorge sui resti dell’antica città fenicia di Sulky, da cui deriva il nome dell’intera regione storica, il Sulcis.

Abito femminile

L’abito femminile si declina in tre varianti che riflettono la condizione sociale della portatrice.

L’abito più sontuoso, Sa Nostrara a Mesu Grana, è caratterizzato dal manto di panno di lana celeste, dalla gonna rossa e dallo scialle in seta di bisso. Sul capo si sovrappongono tre elementi: sa scuffia (cuffia azzurra per i capelli), su muncadori biancu (fazzoletto di tulle e mussola ricamato a mano) e su pannicciu de colori come copertura esterna (manto rettangolare di panno di lana celeste), fermato da una spilla o fermaglio a bottoni. La camicia sa camisa a polanias, in lino, ha collo e polsini guarniti di pizzo all’uncinetto e funge anche da sottogonna. Il corpetto su gipponi è in velluto rosso con maniche ricamate a motivi floreali e bottoni in filigrana d’oro sui polsini; sopra si porta lo scialle sa perra de sera in seta di bisso, con fantasia floreale e frange viola e verdi/ramate. La gonna sa fardetta è in panno rosso bordato di velluto rosso, plissettata sui fianchi e sul retro, liscia sul davanti. Il grembiule su ventalicu è in panno nero o seta, plissettato in vita e bordato di velluto rosso. Le calze sono bianche; le scarpe, di foggia orientale a punta con tacco basso, sono in pelle o panno rosso e identiche per entrambi i piedi. I gioielli comprendono la spilla sa broscia, gli orecchini is arecadas, la collana lunga is canaccas e su ghettau e il medaglione sa gioia appeso a un nastrino di velluto nero.

Nell’abbigliamento della media borghesia, Sa Nostrara a Filu in Sera, predomina la seta damascata e il manto su pannicciu assume il colore verde acqua marina; sa scuffia è in tela rossa. Il corpetto su gipponi è in seta damascata, con sopra lo scialle sa perra ’e sera. La gonna sa fardetta a mattas è in seta damascata con motivi floreali, grinzita in vita. Il grembiule su ventalicu è in seta damascata nera, privo di pieghe. I gioielli sono identici a quelli dell’abito ricco.

L’abito da massaia, confezionato con tessuti più semplici, è destinato alla vita quotidiana. Sul capo si portano sa scuffia in tela rossa e su muncadori mannu, un fazzoletto di cotone a fantasia colorata. Il corpetto su gipponi è in raso, con le maniche ripiegate per mostrare il pizzo della camicia; sul davanti si indossa comunque sa perra ’e sera. La gonna sa fardetta è in tela stampata a fantasia, grinzita in vita. Il grembiule su ventalicu è in semplice tela nera. Le calzature sono is cappus, zoccoli di legno. I gioielli si limitano agli orecchini is lorigas e alla spilla per fermare lo scialle.

Abito maschile

Il copricapo sa berritta è in panno nero, avvolta alla fronte da un fazzoletto rosso a disegni bianchi (con un secondo fazzoletto all’interno). La camicia di lino è lunga fino al ginocchio, con collo alto a tre pieghe stirate, rifiniture elaborate (pipioni) e maniche plissettate o ricamate a mano. Il gilet su kossu è in panno di lana nero bordato di velluto, a doppio petto, con monete dell’epoca usate come bottoni. Nobili e ricchi indossavano su seraniccu, un pesante mantello a doppio tessuto — esterno trapuntato in marrone/nero, interno color caffè — bordato di velluto rosso e ricamato con fili d’oro e seta a motivi di foglie di vite, grappoli d’uva e spighe di grano; si chiude al collo con una catena dorata e una spilla a foglia di vite. Il ceto medio usava invece su cappottinu, un soprabito in panno nero con cappuccio e bordo in velluto. Il gonnellino is crazzonis a campana è in panno nero fino al ginocchio, sorretto da un’ampia cinta in cuoio decorata a fuoco con motivi del ballo sardo, usata anche per portare pipa, tabacco e orologio. Al di sotto si portano calzoni interni in lino bianco, visibili per circa un centimetro al di sotto del gonnellino, e ghette in panno nero (is crazzas) chiuse al ginocchio. Le scarpe sono in capretto nero a punta larga; bottoni d’oro chiudono la camicia sul collo e sui polsini.

Il ceto medio-popolare ripropone la stessa struttura dell’abito ricco, confezionata interamente in orbace, il tessuto di lana sardo più grezzo e resistente. I pastori indossavano sa besti de peddi, una veste di pelle con il vello rivolto verso l’esterno, lunga fino al polpaccio o ai piedi per ripararsi dal freddo. I contadini usavano su cuguttu, un cappotto-sacco in orbace nero a tessitura fitta, completamente impermeabile all’acqua e lungo fino ai piedi, adatto al lavoro nei campi.

Tessuti principali

Orbace, Velluto, Seta

Occasione

Feste religiose, vita quotidiana, sfilate folcloristiche

Eventi a Sant’Antioco

  • 16–20 aprile
    Sa Festa Manna Vai →
  • 31 agosto – 6 settembre
    Nostra Signora di Bonaria Vai →

I Balli Tradizionali di Sant’Antioco

Su Ballu de Sa Rosa

“Il ballo della rosa” appartiene al repertorio tradizionale di Sant’Antioco ed è eseguito in cerchio, con i danzatori che si tengono per mano e alternano passi cadenzati a figure più vivaci. Accompagna le grandi feste dell’isola, come Sa Festa Manna in onore del santo patrono, quando i gruppi folk sfilano con gli abiti tradizionali.

Su Ballu de Sa Rosa di Sant’Antioco – anteprima video YouTube