Cenni storici e radici della tradizione
Sennori, Sènnaru in sardo, è un comune della Romangia, in provincia di Sassari. Il paese ha probabilmente origini antiche legate all’età romana, sviluppatosi forse come villaggio-presidio; il nome della regione, Romangia, deriva dal latino Romania, ovvero le “terre conquistate da Roma”, in contrapposizione alla vicina Barbaria (l’odierna Barbagia).
Abito femminile
Il copricapo dell’abito di gala si costruisce su quattro elementi sovrapposti. Alla base, su tucchè avvolge i capelli lasciandone emergere solo un sottile filetto sulla fronte. Vi si sovrappone su muccaloru de sa luisina, un fazzoletto di seta — verde acqua o color crema — ripiegato a triangolo e drappeggiato sull’omero e sulle scapole. Un sottogola di cotone o tulle bianco, ornato da ricami a putti, fiori o motivi geometrici, incornicia il volto scendendo morbido sul retro. Completa l’insieme su biccu: un pannello di lino bianco lavorato a traforo, inamidato e rigido, che richiama nella foggia la cornetta delle suore di un tempo lontano.
La camicia (sa camìjia) è di tela bianca finissima nella parte a vista e di tela di qualità inferiore nella sezione che funge da sottogonna. Lo scollo è bordato da una strisciolina ricamata in bianco; il petto e i polsi sono guarniti di pizzo sangallo; ai lati dell’apertura verticale centrale si dispiegano i trappadiglios, lavori a sfilato di grande complessità esecutiva. La camicia si porta inamidata.
Sopra la camicia si indossa su coipittu, una giacca corta che si ferma appena sotto la vita lasciando scoperta la camicia sul petto. È di velluto di seta cremisi (ziupele), con ricami a tecnica mista — canutiglia d’oro e fusetto — impreziositi da strass e perline; le maniche terminano con ruches di organza bianca o pizzo in oro. Sopra di essa si cinge su sostigliu, il busto rigido in broccato floreale su fondo chiaro, interamente ricoperto di strisce a spina di pesce in canutiglia d’argento e d’oro bordate da cordoncini di ciniglia colorata; l’allacciatura è un nastro di seta rosso disposto a V sulla schiena e sull’addome.
La gonna di panno nero, a pieghe fitte, è ornata da due balze: quella inferiore in seta o moiré rosso, quella superiore in raso di seta color panna ricamato a mano con mazzi e ghirlande di fiori multicolore. Il grembiule, in broccato panna, verde acqua o moiré celeste, è decorato con motivi di corolle, margherite, foglie e rose. A completare il corredo, i gioielli: gemelli in filigrana d’oro a granulazione — con le iniziali della proprietaria nella torretta — chiudono la camicia allo scollo; una spilla la trattiene sul petto; al collo scende la collana di filigrana composta da vaghi a bottone detti postas, spesso con una crocetta o un medaglione appesi al centro.
L’abito domenicale si distingue da quello di gala per la gonna priva della balza superiore ricamata e per il grembiule più semplice — in celeste, crema o albicocca — con il giubbetto in scarlatto e applicazioni ricamate sulle maniche. In luogo del copricapo elaborato si può portare un fazzoletto ricamato in verde scuro o bianco, oppure uno scialle di seta damascata giallo ocra con frange abbinate. Le vedove in lutto stretto mantenevano la struttura dell’abito di gala variandone la cromia: giubbetto di panno rosso con applicazioni nere o viola, grembiule di seta fiorata, ciniglia o pizzo; le due gonne fittamente pieghettate si indossavano con quella superiore rovesciata sulla testa, e il colore della balza indicava il grado del lutto. Nei decenni più recenti si affermò progressivamente lo scialle di tibet nero.
Abito maschile
Il giubbetto è a doppio petto con maniche ampie, guarnito da trine dorate; le maniche sono aperte dall’ascella al polsino e si chiudono con sedici bottoni d’argento. Il copricapo è sa berritta, il caratteristico cappello di panno di lana nero a forma tubolare. La camicia (sa camìjia) è di tela bianca con una fitta plissettatura (s’isfiladu) ai polsi e al collo; il collo alla coreana si ripiega sul davanti in due lembi chiusi da bottoncini di filigrana. I calzoni, della stessa tela bianca, sono stretti all’altezza dei polpacci. Le ghette sono di orbace fine. Le ragas — gonnellino in orbace o panno nero — cadono a pieghe sciolte. A completare l’abito, su gabbanu: un soprabito di orbace pesante con cappuccio a punta rifinito in velluto nero e tasche orlate dello stesso tessuto.
Tessuti principali
Velluto, Seta, Broccato
Occasione
Feste religiose, sfilate folcloristiche
Eventi a Sennori
-
19–29 giugno
San Giovanni Battista Vai →