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Abito Tradizionale di Aritzo

Barbagia di Belvì — Provincia di Nuoro

Cenni storici e radici della tradizione

Aritzo, Arìtzo in sardo, è un comune montano della Barbagia di Belvì, situato a circa 800 metri di quota sui versanti orientali del Gennargentu, in provincia di Nuoro. L’origine del nome è incerta e oggetto di diverse ipotesi: la tesi più accreditata lo ricollega a una radice nuragica, forse ar (acqua), data la ricchezza di sorgenti del territorio; altri studiosi ipotizzano un legame con il fenicio haratz (forte), il basco aritzu (quercia/rovere) o ancora con il sardo aritzu (riccio della castagna), richiamando i boschi di castagni che da secoli caratterizzano il paesaggio. Celebre per la Sagra delle Castagne che si tiene ogni ottobre e per la tradizione nella produzione del torrone sardo, Aritzo conserva una cultura materiale ricca e ben documentata, di cui il vestiario tradizionale è uno degli elementi più rappresentativi.

Abito femminile

L’abito femminile di Aritzo si articola in varianti legate allo stato civile e all’occasione. L’abito più ricco è il costumene de isposa, indossato nel giorno del matrimonio e, successivamente, nelle occasioni più solenni.

Sul capo si portano tre elementi sovrapposti: il muccadore a trubante, fazzoletto nero in lana piegato a triangolo che raccoglie i capelli e viene annodato dietro la nuca; il velu ‘e tullu, velo bianco in tulle ricamato a mano, anch’esso triangolare con i lembi incrociati sotto il mento; infine il cappucciu, manto in panno bordato di nero, con la parte posteriore tondeggiante, che copre il capo e il busto fino al bacino ed è fermato sotto il mento con una catena in argento, is giunchillos. Il colore del manto varia con l’estrazione sociale: rosso per le famiglie più agiate, nero per la maggioranza.

Il busto è composto da tre capi. La camisa, in lino bianco, ha il petto (is pettorras) finemente ricamato a filet con motivi di rose (sa mosta ‘e sa rosa), uva, papaveri e garofani; il colletto è ricamato e chiuso da due bottoni d’oro uniti da un nastrino rosso; le maniche terminano con una lavorazione a mano (sa menduledda) che si apre in un ampio ventaglio (su prefallu). Il cosso, corpetto bianco in broccato a fiorami policromi, è bordato con nastro pieghettato in seta arancione e trina argentata e si allaccia sul davanti con nastro blu; una catena in argento arricchisce la parte anteriore. Il cippone, giacchino rosso porpora in velluto, è bordato di nastro blu con cuciture in trina argentata e impreziosito da nastri in seta fittamente pieghettati (a biccu ‘e prama); le maniche presentano due ampie aperture dalle quali fuoriesce la camicia e terminano a punta.

La gonna e il grembiule sono entrambi in rosso vinaccia. Il sautzu, gonna in orbace pregiata a forma di sacco allacciata in vita, ha una balza azzurra rifinita con nastro a biccu ‘e prama e due parti rigide laterali (sa nesiga), aggiunte probabilmente tra fine Ottocento e inizio Novecento. La jinta, grembiule in velluto di forma lunga e stretta con il bordo inferiore arrotondato, è ornata con una fascia in seta operata a motivi floreali (sa fetta froria) e allacciata dietro con una catena in argento. Le migias (calze in orbace rosso fermate da strisce di cuoio is corrias) e i bottinos (stivaletti neri in pelle) completano l’abito.

Il costumene de bagadia o costumene lisu è la variante delle nubili: stessi elementi ma senza trine e ricami, con scialle nero in seta a fiorami viola al posto del manto e camicia in cotone invece di lino. Il costumene de fiuda è l’abito vedovile: identico nei componenti ma interamente nero — fatta eccezione per la camicia bianca — privo di trine e ricami; spesso erano gli stessi abiti festivi, tinti di nero dopo il lutto.

Abito maschile

L’abito maschile di Aritzo è il costumene de sa festa. Sul capo si porta la berritta, berretta nera in orbace di forma tubolare con bordi arrotondati, lunga circa sessanta centimetri, indossata piegata su sé stessa o fatta ricadere dietro il capo. L’ista ‘e pedde piluda, gilet in pelle non conciata di pecora o capra, lungo al ginocchio, deriverebbe dalla mastruca, l’indumento caratteristico degli antichi sardi menzionato da Plauto e Cicerone. Il soprabito è il gabbanu, cappotto nero in orbace con cappuccio, lungo al ginocchio, chiudibile all’altezza del mento con una catena in argento.

Il busto comprende camicia, corpetto e giacchino. La camisa, bianca in lino, è pieghettata e ricamata sul petto, colletto e polsini; si chiude al collo con due bottoni d’oro uniti da un cordoncino verde. Il cosso, corpetto blu in velluto, è rifinito con ricami in filo di cotone giallo e abbottonatura centrale; ai lati ha ulteriori file di bottoni in argento collegati da catene (is giunchillos) in numero variabile da tre a sei; è foderato di panno rosso. Il cippone, giacchino anch’esso in velluto blu con ricami gialli e fodera in panno rosso e cotone a quadri, è privo di abbottonatura e presenta un’apertura interna nelle maniche strette. Entrambi i capi sono databili ai primi dell’Ottocento, come attestano gli esemplari conservati al Museo Etnografico di Aritzo.

I pantaloni si sovrappongono: i caltzones de linu, bianchi in lino lunghi a metà polpaccio, si indossano nelle ghette; sopra si porta il caltzones de lana, gonnellino nero in orbace bordato di nastro viola lungo a metà coscia, unito anteriormente e posteriormente da una sottile striscia di tessuto passante sotto il cavallo. Ai piedi si portano le catzolas, scarponcini neri in pelle chiusi da lacci, nelle versioni da lavoro (is catzolas de orroppu) o eleganti (is catzolas fini). A cintura si porta la bentrera, cintura in pelle marrone con ampia tasca anteriore.

Tessuti principali

Orbace, Velluto, Lino, Broccato, Seta

Occasione

Abito nuziale, festivo e vedovile

Eventi

  • 8 maggio
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  • 19–20 settembre
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  • 24–25 ottobre
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  • 5 dicembre
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I Balli Tradizionali di Aritzo

Ballittu

Il ballittu è il ballo di punta della tradizione di Aritzo, eseguito in coppia con passi vivaci. I danzatori si fronteggiano e si rincorrono in una sequenza ritmica scandita dall’organetto, espressione festiva della Barbagia di Belvì.

Ballittu di Aritzo – anteprima video YouTube

Su Dillu

Su dillu è una danza in fila caratteristica della Barbagia di Belvì: i partecipanti si dispongono in lunghe file e avanzano con passi coordinati, in un ritmo incalzante scandito da organetto e voce.

Su Dillu di Aritzo – anteprima video YouTube