Cenni storici e radici della tradizione
Ballao, Ballau in sardo campidanese, è un comune del Gerrei, in provincia di Cagliari. Il paese sorge in un’ansa del fiume Flumendosa, a circa 90 metri di altitudine, in un paesaggio collinare di lecci e macchia mediterranea. Il territorio conserva importanti testimonianze della civiltà nuragica, tra cui la Funtana Coberta, pozzo sacro risalente al periodo tra il 1200 e l’850 a.C., e i resti di una stazione di posta romana.
L’etimologia del nome è incerta. Secondo un’ipotesi deriverebbe dal latino vicum vallatum (villaggio cintato da palizzata) o vallarium (recinto di pali), con una possibile eco dello spagnolo balay (cesta di vimini) che richiama la forma della conca geografica. Secondo un’altra ipotesi il toponimo sarebbe di origine preromana, riconducibile alla radice protoindoeuropea *al con il prefisso b- tipico dei toponimi più antichi del Mediterraneo.
Abito femminile
L’abito festivo femminile di Ballao si distingue per il vivace contrasto tra il rosso e il verde. Al capo si porta l’aiolu, una cuffia di lino nero, sopra cui si avvolge il muncadori de conca, fazzoletto di seta damascata beige piegato a triangolo, incrociato sotto il mento e fissato con uno spillone d’argento detto s’agulla de Nostra Signora. Il colore del fazzoletto varia secondo lo stato civile: bianco per le spose, nero per le vedove, marrone per le anziane. Sopra si porta un grembiule da testa di panno rosso che scende a coprire parte del busto.
La camisa di cotone bianco ha scollo quadrato, pieghe al petto e ricami ai polsini, chiusa da bottoncini d’argento con nastrino verde. Sopra si porta il cossu, corpetto in broccatello rosso a fiorami policromi, allacciato con sa fetta; il colore cambia con l’età: rosso per le ragazze, verde per le donne adulte, grigio perla per le anziane, beige di seta per le spose. Il gipponi, giacchino di seta damascata rossa con gallone argentato e sei bottoni di seta, completa il busto; sulle spose i bottoni sono dorati e disposti in doppia fila ai polsi.
La gonna si compone di più strati: la gunnedda ‘e asutta, sottoveste bianca di cotone fino alla caviglia; la gunnedda, gonna di panno rosso con passamaneria di seta verde e gialla e un’ampia balza di velluto verde; il deventali, grembiule di raso verde stampato con orlo di pizzo nero.
Abito maschile
L’abito festivo maschile di Ballao è dominato dal nero, con inserti di bianco e l’aurreddu in pelle che gli conferisce il segno distintivo. Al capo la berritta, berretta di panno nero a forma tubolare di circa 40 cm, che ricade morbidamente su un lato.
La camisa di cotone bianco ha colletto alto ed è chiusa da bottoncini d’argento con nastrino verde. Il cropettu, giacca di panno nero a doppio petto con fettuccia nera, ha le maniche aperte dall’ascella al gomito per lasciare intravedere la camisa. L’indumento più caratteristico è l’aurreddu, sopraveste di pelle conciata color marrone, lunga fino al ginocchio con apertura a V e vita stretta.
I cartzonis, calzoni bianchi di cotone a metà polpaccio, vengono infilati nelle ghette. Sopra si porta la ragas, gonnellino di orbace nero pieghettato con bordura di velluto marrone, fino a metà coscia, con una striscia che passa sotto il cavallo. Le burtzighinus sono ghette di orbace nero con risvolto di velluto marrone in alto e un laccio sotto il ginocchio. Le bottinus sono scarpe di pelle nera a stivaletto o mocassino; la cintu, cintura in pelle nera e marrone, completa l’abito.