Cenni storici e radici della tradizione
Bono, Bono in sardo, è il principale centro del Goceano, subregione storica della Sardegna settentrionale in provincia di Sassari. Il paese sorge a circa 520 metri sul livello del mare sulle pendici settentrionali del Monte Rasu. L’etimologia è incerta: una teoria fa derivare il nome dal termine e nome personale latino Bonus («buono»); un’altra ipotesi suggerisce una derivazione dall’antico insediamento di Bono Loco, un villaggio situato a monte dell’attuale abitato. In epoca medievale il territorio faceva parte del Giudicato di Torres nella curatoria del Goceano; dopo la caduta del Giudicato passò successivamente ai Doria, agli Arborea e alla dominazione aragonese.
Abito femminile
L’abito femminile di Bono si articola in numerose varianti legate allo stato civile e al lutto. L’abito da sposa novella (este de coiuada noa) si distingue per due fiocchi: uno grande in raso grigio perla a motivi floreali, applicato in vita come segno di matrimonio o di promessa; uno azzurro o rosa, appuntato al petto per gli otto giorni successivi al matrimonio. Una variante (este de coiuada) prevede una balza della gonna in velluto bordeaux, grembiule in raso rosso magenta e bordatura del corpetto in raso viola. L’abito di mezzo lutto (este de mesu luttu) presenta la benda tinta con caffè e la gonna in orbace marrone con bordatura a quadri.
Sul capo si portano in successione il muccadore de fundu, piccolo fazzoletto bianco in cotone che raccoglie i capelli divisi in due piccole crocchie sopra le orecchie (sos cuccales) e unite da una fettuccia (sa cadiana); il muccadore, fazzoletto in seta beige quadrato con ricami a punto raso, nodini e punto pieno, bordato con pizzo chiacchierino, indossato a triangolo con il nodo coperto da uno sbuffo; la tiazola, benda rettangolare in batista bianca di circa 80×20 centimetri, interamente orlata a giorno e rifinita con pizzo a punto venezia, che incornicia il viso avvolgendolo più volte in senso orario, fermata con spilloni e adornata con spille d’oro (sas aguzzas).
Sotto si porta la camisolla, corpetto bianco in cotone con ampio pizzo allo scollo che funge anche da reggiseno. La camisa, camicia bianca in cotone inamidata a pieghettine sul petto con su bastonette ai polsini e allo scollo chiuso da bottoni in filigrana d’oro, si indossa su entrambi i lati riservando quello ricamato alle feste; il tipico colore azzurrino si ottiene con indaco. Il corittu è di panno rosso quasi interamente rivestito di velluto viola, bordato con sas fettas in raso nero dipinto o ricamato a fiorami policromi; le maniche si aprono internamente dall’ascella al gomito ed esternamente dal gomito al polso, chiuse all’avambraccio da otto bottoni in filigrana d’argento per parte. L’imbustu, di ridotte dimensioni in velluto e raso nero, è reversibile: da un lato in broccato con bordo di velluto e ricamo in oro, dall’altro in velluto con ricami e bordo di seta viola; irrigidito con stecche di giunco (sa tennia) e nappine posteriori in seta colorata, si allaccia in vita con su chintorzu. La gonna (unnedda) è in panno nero con fitta plissettatura (sa dente) in vita e ampie pieghe (birgos) nella parte inferiore; la vita è rifinita con velluto nero ricamato (sa chintula) e una larga balza viola (sa forra) in velluto di seta, seta damascata o broccato copre quasi tutta la parte inferiore. Il grembiule (farditta) in raso di seta viola, lungo quanto la gonna, è ricamato o dipinto sul bordo inferiore e arricciato in vita a nido d’ape.
Abito maschile
L’abito festivo maschile di Bono si distingue per i colori blu e nero con accenti di rosso. In testa si porta la berritta, berretto di panno nero a forma tubolare con bordi arrotondati, lungo circa sessanta centimetri, lasciato ricadere dietro il capo. L’entone, la camicia bianca in cotone, ha il colletto applicato arricchito da pizzo; l’ampiezza del tessuto è ridotta allo scollo, ai polsi e nelle spalle con la plissettatura a su bastonette, e il collo è chiuso da bottoni in filigrana d’oro o d’argento di varie grandezze.
Il corittu è di panno rosso rivestito di velluto blu sul davanti e bordato con nastro azzurro in seta; le maniche hanno due grandi aperture — interna dall’ascella al gomito, esterna dal gomito al polso — da cui fuoriesce la camicia, chiuse all’avambraccio da otto bottoni in filigrana d’argento per parte fermati con nastro azzurro. Ha chiusura interna a doppio petto. Il gabbanu, cappotto corto in orbace nero con cappuccio, due tasche e polsini e interno rifiniti in velluto nero, completa l’abito nelle stagioni fredde.