Cenni storici e radici della tradizione
Ghilarza, Ilàrtzi in sardo (variante locale Bilàrtzi), è un comune del Guilcier, in provincia di Oristano. Il nome è connesso alla tradizione agro-pastorale e deriva dal termine cuili (ovile), con riferimento a un recinto di pecore o a un’area di sosta e pascolo per il bestiame. Il paese è noto come luogo natale di Antonio Gramsci — fondatore del Partito Comunista Italiano — e sorge ai piedi del lago artificiale Omodeo, il più grande della Sardegna, creato dalla diga sul Tirso nel 1924. La tradizione vestimentaria è documentata fin dal Settecento attraverso le tavole di Nicola Benedetto Tiole e le stampe del Dalsani, che ne restituiscono varianti cromaticamente ricche, accomunate dalla qualità dei tessuti e dalla cura dei dettagli decorativi.
Abito femminile
La variante più diffusa, ricostruita sulla base delle stampe del Dalsani, vede un fazzoletto rosso che raccoglie i capelli, coperto da un fazzoletto bianco in mussola bordato con pizzo, annodato sotto il mento con i lembi fermati sotto le bretelle del corpetto. Su di esso si posa un ampio manto in raso rosa-lilla di forma rettangolare, che ricade posteriormente coprendo il busto. Sa camisa è la camicia bianca in cotone pieghettata e con ricami; il corpetto (su cossu) è in broccato blu a fiorami policromi. La gonna nera in panno è completata da un grembiule a righe bianche e verdi in misto seta, fermato in vita con un nastro giallo.
La variante settecentesca, ricostruita sulla base delle tavole di Nicola Benedetto Tiole, è dominata dal rosso. Il copricapo comprende su lionzu, la cuffia rossa in cotone che raccoglie i capelli, e il muccadore, il fazzoletto rosso quadrato piegato a triangolo e annodato sotto il mento. Sa camisa bianca in cotone, molto accollata e chiusa sul retro, è ornata da ricami su colletto, petto e polsini. Il corpetto (su cossu) è in velluto blu, bordato con passamaneria dorata e allacciato sul davanti con un nastro incrociato. Lo zippone è una giacca rossa in panno, lunga poco sotto la vita, priva di abbottonatura e fermata con una fascia; le maniche presentano un inserto di fettuccia blu dal gomito al polso, chiuso da otto asole con bottoni in filigrana d’argento. La gonna (s’unnedda) è rossa in panno, interamente plissettata ad esclusione del pannello frontale, abbinata a un grembiule (s’antalene) nero in seta.
Abito maschile
L’abito giornaliero maschile, ricostruito sulla base delle stampe di Tiole, Verani e Luzzietti, comprende in testa sa berritta, la berretta nera in orbace modellata. Sa camisa è in cotone bianco, con colletto alto chiuso da quattro bottoni in filigrana d’argento e due bottoni più piccoli ai polsini. Lo zippone è un giacchino rosso in panno con scollatura a V; le maniche hanno un’ampia apertura interna, dall’ascella al polso, bordata di velluto blu, che fa fuoriuscire la camicia, e sono chiuse da quattro bottoni in filigrana d’argento.
Su collettu è la sopraveste in pelle di capra conciata di colore marrone, con scollatura quadrata sul davanti e tonda sul retro; è priva di maniche, bordata con pelle più scura e aperta lateralmente; viene chiusa da una cintura in pelle e la parte inferiore è larga e scampanata. Sotto si indossano i calzoni bianchi in lino, lunghi a metà polpaccio e infilati nelle ghette. Il gonnellino (s’araga) è nero in orbace, lungo a metà coscia; una sottile striscia di tessuto unisce la parte anteriore e posteriore passando sotto il cavallo dei pantaloni. Le ghette marroni in pelle di capra conciata sono chiuse internamente con un laccio incrociato, coprono il ginocchio e terminano arrotondate, nascondendo parte delle scarpe.