Cenni storici e radici della tradizione
Iglesias, Igrèsias (o anticamente Bidda ‘e Cresia) in campidanese, è il principale centro della regione storica del Cixèrri, in provincia del Sulcis-Iglesiente nel sud-ovest della Sardegna. Fu fondata nel tardo XIII secolo dal conte Ugolino della Gherardesca con il nome latino di Villa Ecclesiae — letteralmente “Villa di Chiesa” — grazie alla ricchezza mineraria dell’Argentaria (i giacimenti di argento e piombo) e alla forte presenza ecclesiastica del territorio. Sotto il dominio aragonese il nome fu tradotto in castigliano diventando Iglesias (letteralmente “chiese”), a richiamare la grande quantità di edifici religiosi sorti nel tempo. Questo lungo connubio con la cultura iberica lasciò un’impronta duratura nel vestiario locale: l’eleganza sobria e composta, i tagli austeri arricchiti da ricami in filigrana d’oro e broccati pregiati, riflettono secoli di governo spagnolo sull’isola. L’abito di Iglesias è oggi celebre soprattutto durante la Settimana Santa, tra le più solenni della Sardegna, quando le processioni della città attirano visitatori da ogni angolo dell’isola.
Abito femminile
L’abito femminile di Iglesias si declina in più varianti legate alla classe sociale e all’occasione.
Sa mesu grana è l’abito dell’agiata contadina, indossato come abito da sposa. Si compone di: cuffia blu in raso (il blu indicava la classe sociale), fazzoletto (muccadori) bianco in tulle annodato all’altezza del seno per simboleggiare lo stato di donna coniugata, manto azzurro in panno (pannicciu de coroi), camicia bianca in cotone, giacchino rosso in lana con maniche rivestite in broccato bianco, scialletto da spalla giallo e blu in raso di seta, gonna rossa in lana e grembiule nero in seta damascata. Le calze bianche in cotone, lavorate a rete, prendono il nome di a traparigliu.
Nostrada cun sa mantiglia è l’abito delle donne borghesi (de sa nostrada) per matrimoni e occasioni solenni. Il tratto distintivo è il manto (sa mantiglia) in raso bianco con bordo azzurro, indossato per la prima volta in chiesa dopo aver pronunciato il “sì”, appuntato sul velo con s’agulla e conca (una spilla d’oro). Include: cuffia rossa in raso, fazzoletto bianco in tulle, camicia in cotone, giacchino rosso in raso, scialletto bianco in seta con ricami in oro, gonna bianca in broccato, grembiule nero in pizzo macramé. Tra i gioielli, il pendente “Gioia a concordia” in oro, formato da tre parti e fermato con nastrino in velluto nero.
Nostrada cun su sciallinu: variante borghese con scialle (sciallinu ‘e seda) verde e lilla in seta operata con frange; cuffia (scoffia) rossa a sacco con nastro a fiocco; capelli raccolti con su turbanti; giacchino (gipponi) rosso con gallone dorato e motivi floreali dipinti a mano; gonna (manteu) nera e verde in satin a pieghe (a tavellas); grembiule (deventali de arranda) nero in pizzo a filet. Gioielli: pendente in oro con corallo, perle scaramazze e granati; orecchini (arreccadas) in oro.
Bistiri ‘e bagadia è l’abito delle nubili: ripropone gli stessi elementi degli abiti festivi, ma senza il fazzoletto annodato al seno e con grembiule più corto della gonna.
Il bistiri de fiuda è l’abito vedovile di Iglesias: cuffia nera in raso, fazzoletto bianco in mussola, manto bianco bordato in raso nero, giacchino, gonna e grembiule neri in broccato, scialletto da spalla bianco in seta e gioielli in argento. Le donne dei ceti popolari sostituivano questi capi con un fazzoletto nero (su muccaloredddu) e uno scialle comune non di pregio.
Abito maschile
L’abito festivo del proprietario terriero è l’abito maschile di riferimento di Iglesias. Si compone di: cappello (sombreri) nero in feltro a falda larga; camicia (camisa) bianca in cotone con pieghe sul giromanica e polsini dotata di ampio collo chiuso da due bottoni in filigrana d’oro; corpetto (cossu) a doppio petto — esiste in due varianti, nero o blu in velluto —, bordato con fettuccia azzurra, con bottoni ornamentali e taschino laterale; giacca nera in panno chiusa da una catena e gancera in argento, con le maniche a risvolto che lasciano intravedere il cotone a righe interno; calzoni (cracionis) bianchi in cotone al ginocchio; calzoni neri (cracionis de tanat) in panno, indossati all’esterno, anch’essi al ginocchio; ghette (cracias) in panno nero allacciate sotto il ginocchio e scendenti sulle scarpe; fascia (fusciacca) nera in seta a cintura.
La fotografia evidenzia il cossu in velluto blu — la variante chiara del corpetto — abbinato al cappello (sombreri) a falda larga. I bottoni dorati e la fettuccia azzurra che percorre il davanti rimandano all’estetica iberica propria della tradizione del Cixèrri.