Cenni storici e radici della tradizione
Lodine, Lodìne in sardo, è un comune della Barbagia di Ollolai, in provincia di Nuoro. L’etimologia è incerta e di probabile origine preromana, legata al substrato protosardo: il toponimo potrebbe derivare dal nome di un antico nuraghe, come il nuraghe de sas Trintas Battaglias, chiamato anche Lodine, scoperto nel territorio comunale nei pressi della chiesa di San Giorgio, patrono del paese. L’area fu abitata in età prenuragica e nuragica, come testimoniano le tombe dei giganti. Nel Medioevo apparteneva al Giudicato di Arborea, nella curatoria della Barbagia di Ollolai; dopo il 1420 passò al Marchesato di Oristano e dal 1478 agli Aragonesi. Nel 1604 entrò nel Ducato di Mandas, fino all’abolizione del feudalesimo nel 1839. Aggregata a Gavoi nel 1928, Lodine è tornata comune autonomo nel 1988. Il suo carnevale è Su Harrasehare Lodinesu.
Abito femminile
L’abito femminile qui descritto è quello festivo. Sul capo si porta il muccadore (fazzoletto), marrone in tibet, di forma quadrata e dipinto a mano con polveri di vetro: si indossa piegato a triangolo, con i lembi incrociati sotto il mento e fermati all’altezza delle orecchie.
Sa ’amisa (camicia) è bianca in cotone, pieghettata sul davanti e arricchita da ricami e pizzo applicato su colletto, polsini e lungo l’apertura centrale; è chiusa al collo da due bottoni in filigrana d’argento bagnati in oro. Sas palas (corpetto) è grigio in crespo di seta, di ridotte dimensioni, e fungeva anche da reggiseno: dipinto a mano a motivi floreali policromi, termina sul davanti con due punte bordate di velluto nero e verde su fondo viola ed è chiuso con due gancetti. Su zippone (giacchino) è marrone in panno, bordato da una fascia in crespo di seta grigia rifinita con passamaneria dorata e dipinta a mano a motivi floreali policromi; sagomato nella parte posteriore, è privo di abbottonatura.
Sa fardetta (gonna) è marrone in panno, interamente plissettata a eccezione del pannello frontale; le pieghe sono raccolte a piccoli gruppi, in modo da non segnare eccessivamente il bacino. Ha un’ampia balza grigia in crespo di seta dipinta a mano a motivi floreali e rifinita da passamaneria dorata; lo stesso tessuto riveste le due aperture frontali da cui si accede alle tasche interne.
Abito maschile
L’abito maschile, giornaliero e festivo, si compone di sa berritta (berretta), nera in panno, di forma tubolare con bordi arrotondati e lunga circa un metro, che si indossa lasciata ricadere dietro il capo. Sa ’amisa (camicia) è bianca in cotone, plissettata sul girocollo e chiusa da due bottoni in filigrana d’argento. Su zippone (giacchino) è rosso in panno, con una doppia abbottonatura sulle spalle: la manica ha un’ampia apertura dall’ascella al polso da cui fuoriesce la camicia, e nei polsini sono cucite cinque asole chiuse da due bottoni in filigrana d’argento.
Sos artzones (calzoni) sono bianchi in cotone, lunghi a metà polpaccio, e si indossano fuori dalle ghette. Sos artzones de guresi (gonnellino) sono neri in orbace, bordati di panno rosso e lunghi a metà coscia: una sottile striscia di tessuto ne unisce la parte anteriore e quella posteriore passando sotto il cavallo dei pantaloni. Sas artzas (ghette) sono nere in orbace: coprono il polpaccio e terminano arrotondate nascondendo parte delle scarpe, fermate sotto il ginocchio con un laccio. Completano l’abito sa veste ’e pedde (gilet), nera in pelle d’agnello, e sa ’intorza (cintura), nera in pelle.