Cenni storici e radici della tradizione
Ossi è un comune del Coros, nella provincia di Sassari. Il nome del paese ha un’etimologia incerta: l’ipotesi più accreditata lo ricollega al cognome latino Opsius, da cui si sarebbero evolute le attestazioni medievali Ogothi e Octi; altri studiosi propendono per una matrice prelatina.
L’abito tradizionale di Ossi si distingue per la ricchezza delle sue varianti: tre tipologie di abbigliamento femminile — quotidiano/festivo in nero, da sposa in rosso e da vedova — a cui si affianca un abito maschile identificato con quello dei massajos, il ceto comune dei lavoratori della terra.
Abito femminile
I tre tipi di abbigliamento femminile condividono una base comune: copricapo, camicia, busto, giubbetto, gonna e grembiule. Sa camija, in lino (ora cotone bianco), è ampia con finissime pieghe sul petto e ricami ad ago sulle increspature ai polsi e alle spalle; nei modelli quotidiani i ricami lasciano il posto ai pizzi.
S’imbustu, il busto in due parti unite dietro da nastri fissi e chiuse davanti con un lungo nastro intrecciato, è irrigidito con stecche di palma nana. Il tessuto varia a seconda dell’occasione: broccato per l’uso quotidiano, ricami in seta per la festa, velluto nero per il lutto.
Su corittu, il giubbetto corto che lascia scoperto petto e schiena, ha maniche strette con spacco dal gomito al polso da cui affiora la camicia. Per l’abito festivo in nero è in terziopelo (velluto operato) a campo nero; per il abito rosso da sposa — il più prezioso, un tempo riservato ai ricchi possidenti — è in velluto liscio color vinaccio. Il numero di bottoni in filigrana d’oro o d’argento riflette le disponibilità economiche della proprietaria.
Sa punnedda, la gonna lunga fino alle caviglie con fitta pieghettatura, è in panno nero per la versione festiva e in panno rosso con una balza alta 30 cm di ricamo floreale su seta bianca per quella da sposa; per il lutto si usa il tibet nero. Il copricapo segue le stesse distinzioni: su mancaloru a corros di tela semplice per il quotidiano; su mancaloru ispaltu (fazzoletto chiaro + rettangolo nero ricamato a fiori) per la festa; su mancaloru festonadu di tulle e seta bianca intagliata per le spose.
L’abito da vedova si distingue per su panneddu e cobuddu, una cappa di tela nera che copre la schiena fino alla vita e si increspa in basso richiamando, visto da dietro, la valva di una conchiglia.
Gioielli
I gioielli sono quelli tipici del Coros: bottoni a filigrana d’oro e d’argento a forma di melograno. Le donne di Ossi portavano anche sa cadena a emme (lunga catena d’oro), sa cadena e corallo (catena più corta con globi alternati d’oro e corallo) e su medaglione, un medaglione d’oro in filigrana da portare al collo.
Abito maschile
Sa berritta, il copricapo a sacco di circa 40–60 cm in orbace o panno nero, viene ripiegata a Ossi in modo caratteristico, diverso dagli altri paesi. Su bentone, la camicia in cotone o lino, è ampia con increspature al collo, alle maniche e ai polsi e con pieghettatura sul petto; si indossa sotto il giubbetto lasciando spalle, maniche e petto in vista.
Su cosso, il giubbetto doppiopetto senza maniche in panno nero (un tempo orbace), è chiuso da una doppia fila di 42 bottoni di stoffa, che nelle versioni più ricche potevano essere in filigrana d’argento. Sas ragas, il gonnellino corto pieghettato in orbace o panno nero, è unito nella struttura da sa latranga, una sottile striscia dello stesso tessuto che tiene le parti anteriore e posteriore aderenti al corpo. I calzoni larghi in lino (sas cartzones) si infilano nelle gosas o ghettasa, uose di orbace nero che coprono piedi e gambe fino al ginocchio dove vengono fermate con legacci neri.
Completano l’abito sa entrera, la cintura in pelle alta almeno 5 cm, semplice o lavorata, e su capottinu, la giacca corta in orbace nero con risvolti in velluto, dotata di cappuccio (cuguddu) per le occasioni festive.
Tessuti principali
Velluto, Panno, Lino
Occasione
Feste religiose e carnevale
Eventi a Ossi
-
23–25 agosto
San Bartolomeo Apostolo Vai →