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Abito Tradizionale di Ploaghe

Provincia di Sassari — Figulina (o Coros)

Cenni storici e radici della tradizione

Ploaghe, Piaghe in sardo (in sassarese Piubagga), è un comune della regione storica della Figulina (o Coros), in provincia di Sassari, situato a 427 m s.l.m. Il borgo fu sede vescovile dall’XI secolo fino ai primi del XVI, quando la diocesi venne accorpata all’arcidiocesi di Sassari; la casa parrocchiale conserva una delle collezioni pittoriche più importanti della Sardegna, raccolta nel XIX secolo dal canonico Giovanni Spano con opere dal XIV al XIX secolo. Il toponimo Piaghe è di origine incerta: l’ipotesi principale lo fa derivare da una radice greco-bizantina legata a un possedimento o a un nome proprio (paulákes); teorie minoritarie propongono radici fenicie (Palegh, con riferimento al suolo vulcanico) o romane (da un ipotetico fondatore di nome Publio).

Abito femminile

L’abito femminile di Ploaghe si articola in tre varianti principali, distinte per occasione e condizione sociale.

Sa este de velludu, l’abito da sposa di gala, è il più elaborato. Sul capo si indossa prima il muncaloru de conca, il fazzoletto giallo in lana di forma quadrata, ripiegato a triangolo, che avvolge il capo con i lembi fissati all’interno all’altezza delle orecchie. Lo sovrasta il manteddu, il manto quadrato in panno giallo ocra rivestito con velluto operato nero e viola a fiorami su fondo blu, cucito in modo da formare una croce centrale di tessuto giallo; si indossa posato sul capo con i lembi liberi che scendono sulle spalle.

Il busto è composto da più strati sovrapposti. La camija, la camicia bianca in cotone, ha il colletto ricamato con filo rosso e blu, la pettorina ricamata e i polsini guarniti di pizzo; la manica è caratterizzata da s’affozzittadura, la fitta pieghettatura che fuoriesce dal giacchino. Il corittu, il giacchino viola in velluto, ha le maniche rivestite di tela argentata arricchita da ricami in canutiglia dorata e argentata, con un’apertura longitudinale dal gomito al polso dalla quale emerge la camicia; i polsini sono chiusi con due bottoni in filigrana d’oro fermati con una fettuccia. Sotto si porta l’imbustu, il bustino bianco in tela argentata interamente ricamato con fili e canutiglia dorata e applicazioni di perle, a struttura rigida con stecche di palma nana o olivastro; sul retro un gancetto centrale regge sa rotula. Completa il busto il muncaloru de pettorras, la sciarpa copriseno bianca in seta, ricamata a motivi floreali con fili d’oro e d’argento e bordata di passamaneria dorata.

La tuniga, la gonna nera in panno, è interamente plissettata a esclusione del pannello frontale, parzialmente rivestita con velluto viola (sas masculas), e arricchita da un’ampia balza blu in velluto operato nero e fucsia su fondo blu, detta su frunimentu. Sul retro, fitte pieghe formano sa groppera, la sporgenza rigida caratteristica, sostenuta da sa rotula, un cuscinetto di stracci di forma tondeggiante legato ai fianchi con lacci di cotone e agganciato al bustino con sos ganzos.

Sa este de iscrallatta, l’abito da sposa dei ceti meno abbienti, mantiene la stessa struttura della sa este de velludu: cambia il tessuto del giacchino e il rivestimento della gonna, realizzati in panno rosso anziché in velluto viola, mentre la manica del giacchino è in broccato bianco e il bustino è in velluto viola.

Sa este de batia, l’abito da vedova attestato dalla fine dell’Ottocento, compone un insieme rigorosamente scuro: il muncaloru de conca nero in lana, il manto nero in cotone con applicata la croce in panno giallo-ocra, la camija bianca in cotone, il corittu nero in raso con inserti in panno rosso, l’imbustu nero in velluto, il fazzoletto copriseno nero in raso, e la tuniga nera in orbace con balza in raso.

Abito maschile

L’abito maschile, impiegato sia nella vita quotidiana che nelle occasioni festive, è composto da: la berretta nera in panno; la camicia bianca in cotone; il corpetto bordeaux in velluto smanicato; i ragas, i calzoni bianchi in cotone; il gonnellino nero in orbace bordato di panno rosso; le ghette nere in orbace; e la chintorza, la cintura nera in pelle.

Gioielli e Accessori

La lavorazione orafa trova espressione nei bottoni in filigrana d’oro che chiudono i polsini del corittu e nelle decorazioni in canutiglia dorata e argentata che arricchiscono le maniche del giacchino e il bustino. Il muncaloru de pettorras si distingue per la passamaneria dorata che ne rifinisce il bordo, aggiungendo preziosità al centro del busto. Di grande rilievo simbolico è sa rotula, il cuscinetto artigianale che, legato ai fianchi e agganciato al bustino tramite sos ganzos, conferisce la caratteristica silhouette architettonica della sa este de velludu.

Tessuti principali

Velluto, Panno, Orbace, Seta, Tela argentata, Cotone, Broccato

Occasione

Feste religiose, sfilate folcloristiche

Eventi a Ploaghe

I Balli Tradizionali di Ploaghe

Su Tirigheddu Pintu

Ballo tradizionale di Ploaghe, considerato da molti una vivace danza di corteggiamento.

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Su Ballu e S’arza

Danza tradizionale di Ploaghe che alterna movimenti lenti e veloci in coppia.

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Ballu Tundu

Danza collettiva a cerchio tipica del Logudoro, eseguita durante le feste patronali.

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