Su Bundhu di Orani
Su Bundhu (o Su Bundu, al plurale Sos Bundhos) è la maschera tradizionale del carnevale di Orani, paese della Barbagia di Ollolai in provincia di Nuoro: una figura metà umana e metà bovina che rappresenta la simbiosi tra l’uomo e l’animale e le origini contadine della comunità. Le prime testimonianze risalgono al 1772, quando un frate gesuita in visita a Orani annotò una figura vestita da Bundhu che si aggirava insieme a su Maimone. Ogni anno la maschera torna protagonista anche durante Autunno in Barbagia a Orani, con le dimostrazioni dedicate alla sua realizzazione.
La maschera
La maschera de Su Bundhu copre l’intero viso di chi la indossa. Ha una forma ovoidale propria del viso umano ma con tratti somatici fortemente accentuati e volutamente prominenti, quali naso, doppio mento e baffi; le lunghe corna bovine poste sulla fronte segnano la simbiosi tra l’umano e l’animale. È realizzata interamente in sughero, con faccia e naso tinti in rosso sanguigno — è molto probabile che anticamente si usasse il sangue di bue — mentre baffi, mento e corna sono di colore bianco. Ancora oggi gli artigiani del paese scelgono il sughero, lo bolliscono e lo scolpiscono a mano prima della coloritura finale.
L’abito e il forcone
Su Bundhu indossa l’abbigliamento dei contadini: su saccu, un ampio e lungo cappotto di orbace, la camicia, i pantaloni di velluto e i gambali di cuoio. In mano stringe su trivutzu, un forcone di legno ricavato da un unico ramo, con cui mima la semina.
Il rito e il calendario
Il carnevale di Orani si apre il 16 gennaio con i fuochi di Sant’Antonio Abate; il 17 i Bundhos compiono la loro prima uscita, visitano i falò appena accesi e ricevono su pistiddu, il dolce tradizionale benedetto durante la processione. Vagando per il paese, Sos Bundhos emettono un gran vociare misto a lamenti, che richiama anime in pena; mimano la semina, colpiscono simbolicamente i piedi dei passanti per invitarli al ballo e lanciano grano sulla folla come segno di fertilità e buon augurio. La tradizione popolare li vede ora come spiriti minacciosi, ora come protettori del raccolto, in un’eterna lotta tra il bene e il male. Riscoperta negli anni Settanta dall’antropologo Raffaello Marchi, che ne donò un esemplare al Museo Etnografico di Nuoro, la maschera è oggi uno dei simboli del paese. Tra le maschere affini della Barbagia ci sono i Mamuthones di Mamoiada, i Boes e Merdules di Ottana e i Thurpos di Orotelli.
Tipo
Maschera antropo-bovina
Materiali
Sughero, orbace, velluto, cuoio
Provenienza
Orani (NU)
Colori dominanti
Rosso, Bianco