Cenni storici e radici della tradizione
Castiadas, Castiàdas in sardo, è un comune del Sarrabus, in provincia di Cagliari. Il toponimo deriva dal verbo sardo castiai, “guardare”, legato alla funzione di avvistamento e di guardia svolta dalle torri costiere contro le incursioni dei pirati barbareschi; alcune interpretazioni richiamano anche il latino castrum, “accampamento”. Il territorio fu abitato in età prenuragica e nuragica e nel Medioevo apparteneva al Giudicato di Cagliari, poi ai Pisani e agli Aragonesi. Il villaggio di Villanova Castiadas fu abbandonato nel Cinquecento per peste e malaria; nel 1752 Giovanni Maria Mameli ne avviò la colonizzazione. A metà Ottocento vi sorse una colonia penale agricola, attiva fino agli anni Cinquanta e oggi museo, e nel 1986 Castiadas divenne comune autonomo. Sulla costa si trova la torre di Cala Pira, del 1639; il patrono è San Giovanni Battista.
Abito femminile
L’abito femminile qui descritto è quello festivo. Sul capo si portano due pannixeddus (fazzoletti): il primo, rosso in cotone e di forma triangolare, raccoglie i capelli e si lega dietro la nuca, con l’orlo anteriore bordato da un nastro di velluto rosso, sa cramada, arricchito da perline nere; il secondo, bianco in tulle, quadrato e ricamato a mano, si indossa piegato a triangolo con i lembi liberi ed è fermato al primo con alcuni spilli.
La camisa (camicia) è bianca in cotone, plissettata sul petto e arricchita da ricami e pizzo su scollo e polsini. Il cossu (corpetto) è rosso in broccatello a fiorami dorati, bordato con nastro di cotone rosso e chiuso sul davanti con gancetti. Il gipponi (giacchino) è nero in seta damascata a fiorami bordeaux, bordato con passamaneria nera e cordoncino rosso, e si chiude sul davanti con una catena d’argento, la prancia de pitturra.
La gunnedda (gonna) è rossa in cotone stampato, interamente plissettata a eccezione del pannello frontale coperto dal grembiule, e rifinita in basso con fettucce di velluto nero. L’antaleni (grembiule) è nero in seta damascata a fiorami bordeaux, bordato con pizzo nero e passamaneria dorata.
Abito maschile
L’abito maschile giornaliero si compone della barritta (berretta), nera in panno, di forma tubolare con bordi arrotondati e lunga circa sessanta centimetri, fermata da un fazzoletto rosso di cotone che cinge la fronte ed è annodato dietro il capo. La camisa (camicia) è bianca in cotone, plissettata su collo, giromanica e polsini, ricamata a mano lungo l’abbottonatura centrale e chiusa al collo da due bottoni in filigrana d’oro uniti da un nastrino nero. Il cropettu (corpetto) è nero in panno, bordato di raso nero e rosso, con abbottonatura centrale e due taschini laterali. La gianchetta (giacca) è nera in panno, bordata di raso nero e rosso; le maniche hanno un’apertura dall’ascella al polso da cui fuoriesce la camicia e i bottoni hanno funzione ornamentale.
Le bragas (pantaloni) sono bianche in lino, lunghe a metà polpaccio, e si indossano infilate nelle ghette. I crazzoni de arroda (gonnellino) sono neri in orbace, bordati con nastro di raso rosso e lunghi a metà coscia: una sottile striscia di tessuto ne unisce la parte anteriore e quella posteriore passando sotto il cavallo dei pantaloni. Le crazzas (ghette) sono nere in panno, con risvolto superiore e bordate con nastro rosso e nero: coprono il polpaccio e terminano arrotondate nascondendo parte delle scarpe, fermate con un laccio sotto il ginocchio.