Cenni storici e radici della tradizione
Cheremule, Chelèmure in sardo, è un comune del Meilogu, in provincia di Sassari, compreso storicamente nella zona di Caputabbas (o Cabudabbas). L’origine del nome è dibattuta: secondo un’ipotesi deriverebbe dalla radice fenicia Cherem-el, “vigna di Dio” o “vigna amena”, per la fertilità dei terreni adatti alla vite; un’altra lo lega al greco keir (mano) e mule (mulino), “mulino a mano”, ipotesi sostenuta dal ritrovamento in zona di numerosi piccoli mulini manuali. Il territorio fu abitato dal Neolitico all’età nuragica, come mostrano i nuraghi e la necropoli di Moseddu, con domus de janas decorate da protomi taurine. Nel Medioevo appartenne al Giudicato di Torres, nella curatoria di Caputabbas; dopo il 1259 passò ai Doria e poi fu feudo aragonese. Il patrono è San Gabriele Arcangelo, cui è dedicata la parrocchiale cinquecentesca in stile gotico-aragonese.
Abito femminile
L’abito femminile qui descritto è quello da sposa. Sul capo si posa il velu (velo), bianco in tulle, di forma quadrata e ricamato a mano: si indossa con i lembi liberi e copre interamente il busto.
La camija (camicia) è bianca in cotone, a piccole pieghe sul davanti e con pettorina ricamata. L’imbustu (bustino) è beige in seta, ricamato a mano a motivi floreali policromi e arricchito da applicazioni di canutiglia dorata e passamaneria bianca; è irrigidito da una struttura in stecche di giunco e nella parte inferiore ha una serie di alette che forma la baschina. Allacciato con un nastro bianco incrociato, termina sul davanti con due punte rigide nascoste dalla gonna. Il corittu (giacchino) è nero in velluto operato a fiorami su fondo marrone, ricamato a mano a motivi floreali policromi in filo di seta e canutiglia dorata: è un coprispalle di ridotte dimensioni che lascia in vista il bustino. Le maniche hanno una piccola apertura interna all’altezza del gomito, da cui fuoriescono due piccoli sbuffi della camicia; sull’avambraccio sono ricamate numerose asole in filo giallo e i polsini sono chiusi da un piccolo bottone.
La munnedda (gonna) è rossa in panno, interamente plissettata a eccezione del pannello frontale, chiuso su un lato con bottoncini rivestiti in velluto nero; bordata di velluto nero, è arricchita da una balza in pizzo nero e da passamaneria nera. La falditta (grembiule) è nera in seta, bordata con pizzo nero e ricamata a mano a motivi floreali policromi.
Abito maschile
L’abito maschile festivo si compone della berritta (berretta), nera in panno, di forma tubolare con bordi arrotondati e lunga circa un metro, che si indossa lasciata ricadere su un lato. L’entone (camicia) è bianca in cotone, con pieghettine sul davanti e pizzo applicato lungo l’abbottonatura, sul colletto e sui polsini. Il cosso (corpetto) è nero in velluto, a doppio petto, con una fila di bottoni dalla funzione ornamentale.
I ragas (pantaloni) sono bianchi in cotone, lunghi a metà polpaccio, e si indossano infilati nelle ghette. Sopra si porta la munnedda (gonnellino), nera in orbace, fittamente plissettata e bordata di velluto nero, lunga a metà coscia: una sottile striscia di tessuto ne unisce la parte anteriore e quella posteriore passando sotto il cavallo dei pantaloni. Le ghettas (ghette) sono nere in orbace: coprono il polpaccio e terminano arrotondate nascondendo parte delle scarpe, fermate con un laccio sotto il ginocchio. Completa l’abito la chintorza (cintura), marrone in pelle.
Tessuti principali
Tulle, Cotone, Seta, Velluto, Panno, Orbace
Occasione
Matrimonio (abito femminile da sposa); feste (abito maschile festivo)
Eventi a Cheremule
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25 settembre – 3 ottobre
San Gabriele Arcangelo Vai →