Cenni storici e radici della tradizione
Desulo, Dèsulu in sardo, è un comune del Mandrolisai, in provincia di Nuoro. Sorge sulle alte pendici del Gennargentu, a oltre novecento metri di quota, in un paesaggio montano segnato da foreste di lecci e castagni e da vasti pascoli d’alta quota. Il suo territorio ha preservato nei secoli una delle identità culturali più vivaci della Sardegna interna. Il nome del paese ha origini antiche e incerte: l’ipotesi fenicia lo fa derivare da desce (erba o pascolo), con il significato di «luogo adatto al pascolo»; l’ipotesi nuragica lo riconduce al termine esulue, indicante un posto soleggiato e riparato dal vento. L’abito tradizionale di Desulo è tra i più elaborati e cromaticamente ricchi della Sardegna: dominano il rosso, il giallo, l’arancione e l’azzurro — una tavolozza che si dice renda omaggio ai colori delle quattro Barbagie. L’abito accompagnava tutta la vita delle donne desulesi — dall’abito da bambina a quello da ragazza, da sposa e poi di lutto — e possedeva la caratteristica della doppia vestibilità: portato al rovescio per i lavori domestici, veniva indossato sul lato buono per la messa o gli impegni fuori casa.
Abito femminile
Estignu de isposa (abito da sposa). Il copricapo femminile è formato da su cucuddu, una cuffietta minuziosamente ricamata e variopinta su base in panno rosso; sopra, secondo l’occasione, si porta su mucadore — un fazzoletto di tibet marrone ricamato a rose colorate — oppure su cappucciu, un lungo velo nero in broccato di seta. La camicia bianca, sa camisa, è ornata da ricami al colletto, ai polsini e alle spalle. Il bustino senza maniche in seta colorata, anch’esso ricamato, è detto is palettas; il giacchino, su cippone, completa la parte superiore dell’abito.
La gonna in orbace rosso, sa camisedda, è percorsa da strisce orizzontali blu e gialle; il grembiule dello stesso colore, su saucciu, è bordato in taffetà azzurro. L’abito desulese non prevede l’ostentazione dell’oro o dei preziosi, a eccezione dei bottoni — in genere dono alla sposa o della madrina alla figlioccia.
Estignu de sa fiuda (abito da vedova). Gli elementi sono gli stessi dell’abito da sposa — cuffia, manto, camicia, corpetto, giacchino, gonna e grembiule — ma tinti di nero, ad eccezione della camicia bianca. Il manto è confezionato in panno anziçhé in seta. La vedova indossava inoltre uno scialle in lana per l’inverno, in seta per l’estate.
Estignu de ognia die (abito giornaliero). Gli stessi elementi dell’abito da sposa, indossato dalle donne benestanti. Nell’uso quotidiano gli indumenti venivano portati al rovescio per non sciupare la parte ricamata, riservata alle feste e alla messa. Sul capo si indossava la cuffia e un fazzoletto in cotone di forma triangolare, oppure il grembiule da testa, saucciu ‘e conca. Il giacchino non si indossava: al suo posto il corpetto con le maniche della camicia rimboccate, in manicas de camisa. La gonna e il grembiule, a differenza di quelli da sposa, erano in orbace rossa.
Abito maschile
Sa berritta, il berretto in panno nero di forma tubolare con bordi arrotondati — lungo circa un metro — si indossa ripiegata e lasciata ricadere sul davanti. La camicia, sa camisa, è di bianco cotone di fattura estremamente semplice: l’ampiezza del tessuto è concentrata a spalle, colletto e polsini in una plissettatura a nido d’ape, sa tentura, ricamata a motivi stilizzati, chiusa da due bottoni in filigrana d’oro. Il giacchino in panno rosso ha uno scollo quadrato che lascia a vista i ricami della camicia; è in parte rivestito da nastri in seta operata a motivi floreali policromi e broccato rosso, e arricchito da ricami geometrici e floreali in filo di seta giallo, verde, fucsia, blu e rosso — le maniche hanno due aperture, una interna dall’ascella al gomito e una esterna dal gomito al polso, dalle quali fuoriesce la camicia. I pantaloni in lino bianco, i caltzones, arrivano a metà polpaccio e si indossano infilati nelle ghette, sas caltzas, anch’esse nere in panno, che coprono il polpaccio e terminano arrotondate nascondendo parte delle scarpe. Su di essi si porta sa caldacula, il gonnellino in panno nero bordato di velluto rosso che arriva a metà coscia, tenuto da una sottile striscia di tessuto passante sotto il cavallo dei pantaloni. La cintura chintolgia è in cuoio marrone ricamata in filo di seta dai colori sgargianti; a essa si affianca s’entrera, seconda cintura in cuoio marrone con ampia tasca anteriore, cucita e ricamata in seta e impreziosita da applicazioni artistiche in pelle — tradizionalmente usata per custodire monete o polvere da sparo.