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Urthos e Buttudos

Fonni — Barbagia di Ollolai

Urthos e Buttudos di Fonni

Sos Urthos e Sos Buttudos sono le maschere “brutte” del carnevale di Fonni, il paese più alto della Sardegna, nella Barbagia di Ollolai: da una parte S’Urthu, figura selvaggia coperta di pelli, dall’altra i suoi guardiani vestiti di nero che cercano di tenerlo a bada con catene e fruste. Sono il contrappunto delle eleganti Mascheras Limpias e, oltre che a Fonni, sfilano ogni anno con le maschere tradizionali della Sagra del Redentore a Nuoro.

Sos Urthos

S’Urthu raffigura, secondo l’ipotesi più accreditata, il dio dei morti e delle tenebre: l’Orcus latino. Orcus era il dio degli Inferi nella prima mitologia romana: come Ade per i Greci, era la personificazione dell’Inferno e dell’Orrore. Tale divinità infera viene assimilata anche a Dioniso; lo stesso Eraclito precisò che “la medesima cosa sono Ade e Dioniso, per cui impazzano e si sfrenano”. Nei culti orfici il sacrificio di Dioniso/Zagreo rappresenta la morte della vegetazione in inverno e la sua rinascita in primavera; in analogia, Sos Urthos fanno parte di un rito ancestrale incentrato sul sacrificio alla divinità in cambio di fertilità e benessere.

Lo stesso termine sardo per il carnevale, Carrasecare (“carre de secare”), significa “carne viva da lacerare” e cade tra i mesi più corti dell’inverno e la ripresa vegetativa. Tale origine presuppone remoti culti agropastorali che il Cristianesimo trasformò in demoniaci; non potendo sradicare certe pratiche, queste furono poi assorbite dalle ricorrenze cattoliche.

La maschera è caratterizzata da un abito in pelli di montone, solitamente bianche, e ha gli arti e il viso ricoperti di fuliggine. È inscenata da una persona possente e agile, capace di trascinare i Buttudos ovunque voglia, arrampicandosi a pali, balconi e terrazze. Grazia Deledda ne testimonia la presenza nella novella La porta chiusa (dalla raccolta Chiaroscuro, 1912): “La gente raccolta in piazza attorno alle maschere simili ai bovi ed a orsi che ballavano una danza selvaggia accompagnata da gridi malinconici”.

Sos Buttudos

Il nome Sos Buttudos deriva dal sardo bottùdo, il montone non castrato. Sono una delle mascheras bruttas — le maschere sporche — in contrapposizione a sas mascheras limpias. L’abbigliamento è caratterizzato da un cappotto di orbace (su cappotto) con sopra una fascia di campanacci, pantaloni di velluto, gambali e scarpe nere. Sono i guardiani dell’orso: cercano di tenerlo al guinzaglio con catene e fruste, dette in sardo su nerviu.

Il rito e il calendario

Il carnevale di Fonni si apre a metà gennaio con la festa di Sant’Antonio Abate, il falò e la processione, e si chiude l’ultimo giorno, martis de coa, con il processo e il rogo del fantoccio Su Ceomo. Nelle giornate di carnevale S’Urthu si divincola, si lancia sulla folla e si arrampica ovunque, mentre i Buttudos lo trattengono e lo riportano a terra, in una lotta tra forza selvaggia e controllo che richiama il rapporto tra l’uomo e la natura. Fuori dal paese le maschere di Fonni sfilano in grandi manifestazioni come la Sagra del Redentore di Nuoro e la Cavalcata Sarda di Sassari, mentre d’estate Fonni celebra la festa di Nostra Signora dei Martiri. Tra le maschere affini ci sono Urtzu e Colonganos di Austis, con il loro S’Urtzu in pelle di cinghiale, i Mamuthones di Mamoiada e i Boes e Merdules di Ottana.

Tipo

Coppia di maschere rituali

Materiali

Pelli di montone, Orbace, Campanacci, Catene

Provenienza

Fonni (NU)

Colori dominanti

Bianco/Grigio (S’Urthu), Nero (Sos Buttudos)

Urthos e Buttudos di Fonni in sfilata

Sos Urthos e Sos Buttudos — Fonni

Le maschere del carnevale di Fonni in sfilata: S’Urthu in pelli di montone che si divincola e i Buttudos in orbace nero che lo trattengono con catene e fruste.

Urthos e Buttudos di Fonni – anteprima video YouTube